
Ho pensato molto prima di scrivere questo articolo, e devo confessare che i dubbi nascevano dalla pericolosità dell’argomento trattato e dal fatto che, corro il rischio di classificare, ghettizzare intellettualmente, una parte dei miei coetanei, cosa che non voglio assolutamente fare.
La finitezza dell’uomo in quanto creatura comporta il fatto che, l’uomo può sbagliare, siamo soggetti all’errore, errare è umano, così già sentenziavano gli antichi romani. Certamente esiste una gerarchia di errori, dipendente dalla propria eticità, dall’ethos di una cultura, ma tutti compiamo errori nella vita, siano essi gravi o meno gravi.
Scusatemi l’apparente ovvietà, ma il più delle volte molte ovvietà rappresentano “verità complesse”, alle quali è estremamente difficile dare delle risposte, soprattutto dove una risposta merita la netta distinzione tra l’errore e l’errante, tra la Persona e il gesto compiuto dalla stessa. La condanna del gesto è doverosa, legittima, ma essa non deve travalicare l’intrinseco rispetto della dignità e della sacralità di ogni vita umana, specie di quelle che sbagliano. Lo stesso Sant’Agostino nelle “Confessioni” mostra il complesso itinerario della formazione dell’anima cristiana, rendendosi consapevole della propria fragilità umana, “non potest non peccari” (non posso non peccare) diceva.
Ebbene bisogna denunciare il problema, grave e molto preoccupante, che attornia Orta Nova, che la spolpa dalle sue ricchezze, dalle sue aurore, dal suo futuro, e riguarda l’uso e il consumo di droga. Adesso non m’importa distinguere tra droghe leggere e droghe pesanti, anche se lo ritengo sia opportuno, per non compiere squallide e perverse omologazioni. Mentre m’importa parlare, discutere, di un problema che attanaglia, rinchiude nelle infime gabbie della tossicodipendenza molti giovani e molte persone del nostro paese. Dobbiamo parlarne, dobbiamo discuterne, senza avere la presunzione di saperne più dell’altro e senza rinchiudere, nelle tetre e orribili stanze dell’indifferenza, chi non ci appartiene, come se vivessimo in una società regolata e basata sul lignaggio. D’altronde “l’accidia”, dal greco akedia, a- kedos (sollecitudine, cura), quindi privo di cura, è uno dei sette vizi capitali e lo stesso Caino risponde alla domanda di Dio: “ Dov’è Abele, tuo fratello?”, dicendo: “Sono forse io il custode di mio fratello”. Penso che proprio da qui bisogna ri-partire, dal sentirsi custodi dell’altro, non per omologarlo, non per assoggettarlo, ma per salvaguardare l’intrinseca dignità della Persona.
Oggi il “mondo giovanile” ad Orta Nova è una realtà complessa, difficile da inquadrare, c’è un “vuoto esistenziale” , si percepisce una carenza di passioni, di aspettative, di speranze solidaristiche, mentre avanza imperterrita l’idea del successo a tutti i costi, della ricerca del piacere fine a sé stessa, dell’ascesa sociale per il Grande Fratello, la Fattoria e altre porcherie del genere. Naturalmente non tutti i giovani la pensano così, ma occorre un grande sforzo per “recuperare” tanti ragazzi ingabbiati nella sacralizzazione del “nulla” e immersi nel mondo oscuro della droga. Io non penso sia un caso che, l’uso di stupefacenti, soprattutto di cocaina, tra i giovani, comporti dal punto di vista psicologico torpore, lentezza, inaridimento della vita affettiva, impoverimento della volontà e degradazione morale. Forse ciò, rappresenta uno dei motivi della dis-affezione civica, sociale e politica dei miei coetanei, e a detta di molti psicologi e sociologici, la tossicomania raffigura un tentativo di risposta individualistica e anestetizzante adottata da singoli individui contro gli aspetti più disumani e insopportabili della vita che sono costretti a vivere. Si, perché non è bello vivere esclusivamente per il “sabato sera” , per “sballarsi”, prendere droga per divertirsi, vuol dire vivere senza gioire, vivere senza sperare, vivere senza futuro. Invece, dobbiamo trasmetterlo questo “senso del futuro” , dobbiamo socializzarlo, darlo a chi non l’ha scoperto, a chi pensa che la vita non vale niente o vale meno di una “sniffata”.
Anche per chi ci mangia dietro a questo squallido mercato di vite umane, vale la stessa e identica cosa, che senso ha rovinare la vita di tanti ragazzi? Veramente hanno più valore i soldi della vita, della gioia, del sorriso, del cuore di una persona? No, scusatemi, mi rifiuto di crederlo, forse qualcuno deve solo spianare la strada e così la coscienza civica dell’intero paese, la voglia di solidarietà e comunità, verrà fuori.
Ragazzi, come diceva don Tonino Bello “ non vendetevi a nessuno…resistete tenacemente alle lusinghe di chi pensa di manipolarvi il cervello comprandovi…”, non fatevi espropriare quell’intimo nucleo di libertà, dalla quale si misura la grandezza dell’essere uomo.
Coraggio ragazzi, ma soprattutto coraggio a noi tutti, perché ogni qual volta un ragazzo, una persona entra nel labirinto tortuoso e ostile della droga, noi perdiamo come società, perdiamo come comunità, perdiamo come civiltà. Ebbene non possiamo perdere, in questa partita non è importante partecipare, ma è importante impegnarsi e fare di tutto, perché ogni qual volta un ragazzo, una persona subisce uno “schiaffo”alla sua vita, alle sue speranze, dobbiamo pensare che quello “schiaffo” in realtà è stato dato a noi tutti; soprattutto quello “schiaffo” ci dice, ci provoca, ci scuote a impegnarci, a lavorare, per far sì che nessuno subisca più “schiaffi”.
Liberi dalla droga, liberi dall’idea di pensare che non c’è futuro in questa città, liberi dall’osceno determinismo secondo il quale non si può fare niente, cominciamo a sognare!!!!!!!