giovedì 3 settembre 2009

BIBLIOTECA SOCIALE “DON MILANI”

La cultura rende liberi. Non si tratta di un eufemismo o di una citazione mistificante e ipocrita, ma di un principio cardine per il progresso dell’umanità. La cultura sicuramente ha a che fare con l’uomo, dato che l’uomo, antropos,è costituito da due componenti: una biologica, il vir latino, l’altra, appunto culturale, e riguarda il suffisso opos che significa occhio, vista. L’uomo vede, e quindi elabora, studia, riflette, pensa, è prodotto e produttore di cultura.
Stabilito questo nesso inscindibile tra l’uomo e la cultura, che non coincide proprio con l’istruzione, ma riguarda ogni forma di sapere, è opportuno sottolineare l’enorme importanza che riveste la lettura, quale mezzo di accrescimento della cultura di ogni persona. Leggere è un’attività fisicamente statica, ma spiritualmente dinamica, consente a tutti di conoscere, approfondire, crescere,liberarsi da stereotipi e pre-giudizi.
Per questo, riteniamo importante e doveroso in un contesto sociale arido e afono, come il nostro, stimolare la lettura, promuovendo il progetto della Biblioteca Sociale, denominato “Don Milani”. Si tratta di un luogo- tempo autogestito, nel quale ciascuno può prendere in prestito libri e può condividerli con altri per approfondire e dare vita a forme di sapere critico-riflessivo. Soprattutto con tale progetto vogliamo stimolare dibattiti, ricerche e soluzioni per la nostra società, dialogare per la ricerca di risposte collettive ai tanti problemi che attanagliano il nostro paese. Naturalmente il progetto si estende a tutti coloro che studiano e vogliono approfondire alcune tematiche, chi vuole effettuare ricerche, chi vuole semplicemente leggere e altro. Il punto importante che vogliamo evidenziare è la natura sociale del progetto, che vuole costruire attraverso il dialogo percorsi culturali riguardanti la nostra città. Perché il più delle volte il sapere viene usato e mercificato per il potere, per il mantenimento dello stesso o per forme di mecenatismo e adulazione raccapriccianti. Mentre il sapere va trasmesso, condiviso,soprattutto con e per gli ultimi, perché tutti devono raggiungere la capacità di esprimere con le parole le infinite ricchezze che portano dentro: questo è il Sapere per Amare.

Speranzosi in una vostra risposta positiva vi informiamo che la biblioteca sociale “Don Milani” è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 19:00 alle ore 21:00 presso la sede del circolo “E.Berlinguer” via De Maio n°16.

P.S. Chiunque vuole la lista completa dei libri presenti nella nostra biblioteca può contattarci: rifondaortanova@alice.it

giovedì 13 agosto 2009

LETTERA APERTA A NICHI




Caro compagno Nichi, scriviamo a te ma ci rivolgiamo a tutti. “L’incredibile e permanente spettacolarizzazione dell’inchiesta” del pm Desiree Digeronimo è sempre più contrassegnata da una perfida speculazione politica. Qualcuno chiede le tue dimissioni, naturalmente fa orecchie da mercante, perché sa che non sei indagato, e che il sistema Tarantini ha precise connotazioni: amicizie politiche e anche di magistrati, che non ci riguardano.
Il tg berlusconiano a reti unificate quotidianamente inserisce l’inchiesta del pm sopracitato nei propri servizi; è in atto una campagna diffamatoria contro la Regione Puglia e soprattutto contro chi la governa. Con ciò non vogliamo accusare la magistratura, ma denunciare con forza e piena legittimità la greve e subdola informazione di regime. La tua lettera aperta al pm Digeronimo rappresenta un gesto straordinario di autodifesa civile e democratica, perché molti vogliono confondere l’inchiesta in atto con te, il tuo nome, e la nostra storia. C’è un aspetto che noi riteniamo fondamentale per chi intraprende e svolge un ruolo politico di primaria importanza, che ti contraddistingue: di fronte a delle indagini non hai risposto con accuse e anatèmi nei confronti della magistratura, ma hai messo in risalto, con assoluta trasparenza, ciò che desta dubbi e perplessità nelle indagini in atto. Tutto ciò rappresenta un grande insegnamento anche per tutti coloro che ancora credono nella buona e bella politica, perché hai sempre accolto e non delegittimato l’intervento della magistratura, sicuro, come lo siamo noi, della tua purezza.
Per te, per noi, per la nostra storia la magistratura non è un nemico e non lo sarà mai, ma non possiamo accettare la mistificante campagna mediatica che attua “un paradossale capovolgimento logico per il quale i briganti prendono il posto dei galantuomini e viceversa”.
Abbiamo deciso di far sentire la nostra voce, pacificamente, per continuare la rivoluzione gentile in Puglia. Perché il cambiamento ha insito nel proprio status politico il carattere dell’ulteriorità, il cambiamento è continuo e deve continuare.
Resisti compagno Nichi, noi siamo per il cambiamento.

giovedì 6 agosto 2009

DALLA PARTE DEGLI ULTIMI….SEMPRE!!!

Ibrahim Mohamed Issak non è il nome di un dittatore africano o di un fondamentalista islamico, ma è il cognome e il nome di un giovane ragazzo somalo nato trent’anni fa a Mogadiscio, in Somalia.
La Somalia è una nazione dell’Africa, situata precisamente nel cosiddetto Corno d’Africa, che si affaccia sull’oceano indiano. Purtroppo noi italiani siamo molto legati alla Somalia, dico purtroppo, perché lo siamo per due aspetti storici e inquietanti.
La Somalia diviene colonia italiana nel 1904, quando il governo italiano decide di assumersi la responsabilità diretta sulla colonia del Benadir (che riceve il nome di Somalia) sino ad allora nelle mani di una compagnia commerciale italiana privata che controllava le dogane di cinque porti della costa somala. Successivamente con il fascismo e il governatore Cesare De Vecchi, nel 1923,si conducono una serie di costose campagne per ridurre il Nord (sultanati), all'obbedienza. Lo stesso Mussolini riconosce i metodi autoritari accompagnati da eccidi crudeli e gratuiti.
Le nostre responsabilità, non parlo di una colpa biologica e storica che investe tutti gli italiani, vi sono, e sicuramente la Somalia non può esserci indifferente.
Non può esserci indifferente, anche, perché nel marzo del 1994 a Mogadiscio un commando somalo uccide Ilaria Alpi, inviata del tg3, e l’operatore Miran Hrovatin, presenti per seguire e raccontare la guerra tra fazioni che stava insanguinando il Paese africano e le operazioni militari lanciate dagli Usa con il nome di "Restor Hope", con l'appoggio di numerose nazioni alleate, compresa l'Italia, per porre fine alla guerra interna e ristabilire un minimo di legalità nel disastroso scenario somalo. L’inchiesta della nostra giornalista, arrivò fino a porre in evidenza il traffico internazionale, illecito, di rifiuti tossici e radioattivi in partenza e in transito dall’Italia e diretti proprio in Somalia.
Oggi la Somalia è uno degli stati politicamente più instabili al mondo, secondo il Rapporto Unicef del 12 giugno 2009, vi sono oltre 117.000 sfollati, 900 tra morti e feriti in un mese di scontri a Mogadiscio, circa 200.000 bambini malnutriti, di cui 90.000 in pericolo di vita.
Issak proviene da lì, il suo viaggio verso una terra della speranza, dura all’incirca cinque mesi, perché attraversa il Kenya, poi l’Etiopia, passando dal Sudan e finire in Libia, dove viene percosso e picchiato dalla polizia libica, e il nostro governo continua a fare accordi con la Libia, proprio sulla gestione delle politiche migratorie e i relativi respingimenti. Successivamente dalla Libia aspetta il momento opportuno, sborsa la cifra di 2.800 $, molti per lui, e raggiunge Lampedusa. Appena arrivato in Italia viene trasportato a Pisa, poi a Massa Carrara. La questura di Massa rilascia il permesso di soggiorno e lo status di protezione sussidiaria. Vuol dire, in parole povere, che per tutto il periodo della validità del permesso di soggiorno Issak è come qualsiasi altro cittadino italiano, ha diritti e doveri di un qualunque cittadino italiano.
L’odissea issakiana continua, egli vuole lavorare, allora scende giù da noi, forse qualcuno gli avrà detto che nelle nostre campagne c’è lavoro, c’è la stagione dell’oro rosso, poi dell’uva, un posto si troverà. Forse Issak non sa, che una buona parte di persone come lui, dalle nostre parti purtroppo vengono schiavizzate, de-personalizzate e ridotte a puri automi e ingranaggi della religione della modernità: il profitto, scisso dall’idea di ricchezza sociale. Allora s’intrufola in un treno e scende giù, arriva a Foggia e poi viene da noi. Naturalmente Issak non ha soldi, ha una famiglia in Somalia, che è una bella ricchezza, ma ha dovuto lasciarla con un arrivederci, per aspettare tempi migliori. E’ ad Orta Nova, nella nostra terra, e non possedendo nulla, dimora per strada, in un angolo, e dorme lì. Per mangiare si reca alla mensa della Caritas nostrana, ma dorme lì per strada, non ha un tetto, non ha nemmeno un cuscino, quelli che passano gli dicono di andarsene di lì, perché dà fastidio. Lui ci dà fastidio, è vero e proprio così, ci da fastidio perché mette a nudo la nostra ipocrita esistenza, perché svela il nostro assurdo stile di vita consumista, perché ‘puzza’ di povertà.
In questo momento Issak ha una dimora temporanea, grazie alla disponibilità e all’impegno caritatevole di don Giacomo e di tutti coloro che gestiscono la caritas parrocchiale. Ma Issak ha messo in risalto la mancanza di un piano sociale e di strutture di accoglienza nel nostro paese. La nostra è una terra di passaggio per numerosi lavoratori stagionali, soprattutto stranieri, pertanto come comunità, collettività e comune, inteso come organo istituzionale, dovremmo dotarci di un piano sociale di zona alternativo, di una struttura di accoglienza, di un osservatorio dei fenomeni sociali, di politiche per l’inclusione sociale e i diritti di cittadinanza, di politiche per la rimozione totale del disagio economico-sociale, di politiche per il contrasto alla devianza, alla droga, alla criminalità organizzata. Lungi da me fare polemica, ma tutti questi aspetti e tanti altri, vanno,una volta per tutte, messi sul tavolo del confronto e del dialogo tra le parti sociali del paese, per non relegare alla sola assistenza caritatevole e provvisoria la gestione di casi del genere (pensiamo al caso di Pavel accolto da don Giuseppe). Non possiamo basare e far finta di risolvere la nostra questione sociale con alcuni soggiorni estivi a minori e anziani (cose nobilissime), con alcuni panettoni a Natale e contributi ordinari e straordinari ad alcune famiglie, senza assumersi con responsabilità la gestione di una programmazione alternativa. Dico ciò, perché paesi come Monte Sant’Angelo e altri, con i contributi europei e regionali hanno dato vita a piani sociali di zona che hanno letteralmente cambiato il volto delle loro città. Perché la cosa che più ci deve preoccupare è: la mancanza di risposte istituzionali e politiche a determinati problemi.
Issak, adesso, ha bisogno di un lavoro, pertanto lancio un appello a tutti coloro che hanno bisogno di manodopera, di poter dare ad Issak la possibilità di avere un lavoro, che gli consentirebbe di avere, anche, una dimora più stabile, come quella dell’albergo diffuso, che ospita solo immigrati che hanno un contratto di lavoro stagionale.
Dobbiamo avere la forza di passare dal sogno al progetto di una città diversa e di un futuro con il NOI; il noi di una città conviviale e pacifica, dove nessuno è straniero.

lunedì 3 agosto 2009

ORO ROSSO - DAL REALITY ALLA REALTA'

















UNA MOBILITAZIONE STRAORDINARIA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO IN AGRICOLTURA E LA NEGAZIONE DEI DIRITTI UMANI NEI CONFRONTI DEI MIGRANTI.


E´ la campagna nazionale “ORO ROSSO. Dal realtà alla realtà”, promossa dalla CGIL e FLAI nazionale, regionale e di Capitanata dal 2 al 12 agosto prossimo, e che vedrà protagonisti 40 dirigenti di CGIL e FLAI provenienti da tutte le regioni italiane, che si sommeranno ad altrettanti dirigenti della Puglia e della Capitanata, assieme impegnati in un presidio quotidiano delle campagne al fine di tutelare e informare lavoratrici e lavoratori sui proprio diritti. La sera dibattiti ed eventi culturali nei centri della piana del Tavoliere. La mobilitazione fa seguito alle iniziative che CGIL e FLAI di Foggia hanno messo in campo per contrastare il fenomeno del lavoro nero e dello sfruttamento dei braccianti nell´agro di Capitanata, spesso sfociato in vere e proprie forme di riduzione in schiavitù ai danni dei lavoratori stranieri. Dal “Camper dei diritti” del 2007 al progetto “Diritti in campo” dello scorso anno, la CGIL e la FLAI sono impegnate in nuove forme di tutela e vertenzialità itinerante, un presidio democratico di quelle campagne che soprattutto nel periodo estivo, in concomitanza con la raccolta del pomodoro, diventano in provincia di Foggia meta privilegiata per migliaia di lavoratori stranieri. L´iniziativa di CGIL e FLAI sarà presentata nel corso di una conferenza che si terrà lunedì 3 agosto, a partire dalle ore 11.00, presso la sala riunioni “Michele Magno” della Camera del Lavoro Territoriale di Foggia, in via della Repubblica 68. Ai giornalisti verrà distribuito il programma completo degli eventi. Alla conferenza stampa parteciperanno Piero Soldini, responsabile dipartimento immigrazione CGIL Nazionale; Salvatore Lo Balbo, segretaria FLAI CGIL Nazionale; Giovanni Forte, segretario generale della CGIL di Puglia; Giuseppe De Leonardis, segretario generale della FLAI Puglia; Nicola Affatato, segretario generale della Camera del Lavoro di Capitanata; Daniele Calamita, segretario generale della FLAI di Foggia.
CAMPAGNA NAZIONALE FOGGIA 2-12 AGOSTO
ORTA NOVA Ore 19:30 Piazza P. Nenni
Dibattito sul tema: Braccianti e narrativa
Partecipano:
- Alessandro Leogrande, autore del libro "Uomini e Caporali"
- Anselmo Botte, autore del libro "Mannaggia la miseria"
- Michele Trecca, critico letterario
- Ivano Galli, segreteria nazionale FLAI CGIL
- Giuseppe De Leonardis, segretario generale FLAI CGIL Puglia
Ore 21:00 Piazza P. Nenni
Spettacolo musicale con
ENRICO CAPUANO & ZULU'

P.S. Chiunque vuole il programma completo può recarsi presso la sede del nostro partito in via De Maio oppure presso la sede della Cgil di Orta Nova

sabato 18 luglio 2009




Il 19 Luglio del 1992 veniva ucciso Paolo Borsellino, simbolo, assieme a Giovanni Falcone, della lotta alla mafia.
Quella bomba,oggi, in via D'Amelio ha ripreso a 'puzzare' di collusione, di intrigo tra servizi segreti, Stato e mafia.
Quella bomba, quello scoppio è ancora lì, pesante, greve, che grida giustizia, ma pochi sembrano ascoltarlo. Penso ai fratelli di Paolo, Salvatore e Rita, ai quali quel giorno non venne a mancare solamente il giudice Borsellino, ma un fratello; non è semplicemente una lapide, una tomba da onorare, per loro, è l'odore, il sorriso, il volto, lo sguardo che non cè più, che quando torni a casa non ritrovi più.
E' molto più dura.

Per noi Paolo Borsellino deve rappresentare la volontà di continuare ad andare avanti, a testa alta, senza mai chinare il capo, rispondere, con l'orgoglio di chi manifesta da sempre la legalità, ad ogni violenza, urlare che la giustizia non è una lontana chimera, ma è raggiungibile e perseguibile attraverso l'impegno di tutti.
Diceva don Ciotti "loro sono morti, perchè noi non siamo stati abbastanza vivi".
Nella nostra terra, le mafie locali perseguono due grandi business:
a) la gestione illecita dei rifiuti;
b) lo spaccio di droga.
Naturalmente ce ne sono altre di 'entrate' a buon rendere, ma credo che queste siano le principali.
A noi tocca vigilare, 'praticare la legalità' in ogni nostro comportamento quotidiano e sinceramente, permettetemi questa provocazione: chi fa una raccolta firme contro inceneritori, biomasse, cementifici, centrali elettriche alimentate con qualsivoglia combustibile ecc..
A chi sta facendo, inconsciamente, il piacere? A tutti noi, o a quelli che vogliono che i rifiuti si trattano illegalmente? Non voglio assolutamente polemizzare, ma non era meglio fare una raccolta firme per stimolare in ogni comune l'impegno delle amministrazioni per la raccolta differenziata? L'unica nostra arma possibile per non avere inceneritori. Oppure tutti i rifiuti indifferenziati devono essere 'sversati' nei terreni?
Sono domande, e non asserzioni, io tornerò tra una settimana, quindi apro ufficialmente il dibattito................
P.S. Anch'io domani uscirò con un'agenda rossa, in onore di Paolo Borsellino.

mercoledì 15 luglio 2009

SE LA POLITICA SCADE NEL GOSSIP…A RIMETTERCI E’ IL SUD


Quando Walter Veltroni annunciò, ormai più di un anno or sono, la nascita di un Partito della Sinistra “a vocazione maggioritaria” che avrebbe posto fine alla litigiosità delle coalizioni di centro-destra e centro-sinistra, non furono pochi, in Italia, coloro i quali (dall’una e dall’altra parte degli schieramenti) tirarono un sospiro di sollievo al pensiero che l’epoca delle risse “ad personam” volgesse al tramonto. Quando poi, a pochi mesi di distanza, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annunciò la nascita del Partito delle Libertà (derivante dalla fusione di FI ed AN) come partito unico della destra, il sospiro di sollievo si trasformò in vere e proprie “urla” di gioia e liberazione da parte di una parte consistente dell’establishmént italiano, con commenti entusiasti su tutti i maggiori quotidiani: finalmente il Paese sarebbe uscito dalla litigiosità fine a se stessa per approdare verso un ordinamento democratico più moderno ed efficace, in cui due partiti egemoni si sarebbero sfidati sui contenuti e non su infinite, estenuanti e sterili polemiche…
La recente campagna elettorale tuttavia, al di là dei risultati, è stata un amaro risveglio per tutti: nonostante la “semplificazione” indotta sia dalla legge elettorale, sia dalle su indicate scelte politiche, il clima politico italiano non solo non è cambiato ma, anzi, si è fatto addirittura più esasperato (ed esaperante per il cittadino-elettore…), al punto che oggi sono in pochi gli Italiani che credono fino in fondo che l’attuale classe politica sia veramente in grado di confrontarsi sul terreno dei contenuti senza ricorrere a polemiche e schiamazzi il cui unico obiettivo apparente (e sostanziale…) è la delegittimazione dell’avversario. A conferma di ciò si pensi all’ultima tornata elettorale: le vicende amministrative ed i programmi elettorali sono stati letteralmente soppiantati dal gossip, al punto che non si va lontano dal vero dicendo che il partito vincente è stato quello dell’astensionismo, con il suo 40% in media a livello nazionale.
“Crisi di rappresentatività”: così nel gergo politico si suole definire la ormai siderale distanza che separa il cittadino comune dalle “questioni” di cui si occupano i leader dei partiti, con un’unica, rilevante eccezione, rappresentata dalla Lega Nord. Il partito di Bossi infatti, con il suo 11% a livello nazionale, (che vuol dire il 40% in certe regioni del Nord) ha definitivamente sancito quella che per molti è un’ involuzione nel sistema democratico: il passaggio dalla rappresentanza politica basata sull’appartenenza ideo-logica, a quella fondata sull’appartenenza territoriale. In altre parole, l’unica forza politica che da queste elezioni esce confermata e rafforzata, nella sostanza ancor più che nelle mutevoli percentuali del voto, è la Lega Nord, cui già appartengono, è bene ricordarlo, i due Ministri più importanti del Governo, ovvero il Ministro degli Interni (Maroni) ed il Ministro dell’Economia (Tremonti).
E così, mentre il caso Noemi e le indagini della procura di Bari non hanno in definitiva cambiato di una virgola un risultato elettorale per certi versi già scritto, a brindare è proprio il Partito di Bossi, l’unica Forza politica che, tra polemiche, grida e insulti, riesce a portare un reale e significativo vantaggio ai suoi elettori. Già, e quali sono questi vantaggi? Quelli economici, innanzitutto: il Ministro Tremonti infatti ha, con un vero e proprio colpo di mano, “scippato” (mi scusino i lettori ma altri termini non me ne venivano..) qualcosa come 20Miliardi di euro di Fondi che, destinati per Legge Europea ad investimenti al Sud, (si tratta dei c.d. Fondi FAS acronimo di Fondi Aree Sottoutilizzate) sono entrati via Decreto Legge nella “disponibilità” del Ministero delle Finanze, il quale non ha esitato ad utilizzarli per far fronte alle esigenze più disparate, dalla cassa integrazione al terremoto dell’Aquila.
A nulla sono valsi in proposito sia il richiamo della Corte dei Conti, che nella sua relazione quadrimestrale approvata il 26 Maggio scorso ha stigmatizzato l’uso “improprio” di tali fondi da parte del Ministro Leghista, sia un evento clamoroso come la revoca in blocco della Giunta Regionale Siciliana da parte del suo presidente, Raffaele Lombardo (Dirigente e fondatore dell’MPA-Movimento per le Autonomie, che l’anno scorso ha vinto le elezioni regionali grazie ad una coalizione col PDL), evento passato in secondo piano proprio per via della totale attenzione dei media sulle vicende personali del Premier. “Il Governo”, lamentava in un’intervista rilasciata il 26 giugno u.s al quotidiano “Il Sole 24 Ore” da Giovanni Pistorio, il più ascoltato consigliere di Lombardo, “ha decurtato i 20 miliardi dei Fondi FAS a sostegno di politiche nazionali comunque riconducibili al Nord. E’ una politica sperequata, che indica due tipi di esigenze: da un lato che il governo modifichi le scelte macroeconomiche, dall’altro la formazione di una forza radicata nel Sud capace di riequilibrare il peso della Lega”.
Per la Puglia, il “furto” ammonterebbe a 3,8 Miliardi di euro (per farsi un’idea dell’enormità della cifra, basti pensare che l’intero Deficit Sanitario pugliese si aggira, secondo le stime più “pessimistiche”, sui 200 milioni di euro…) ed infatti il Presidente della Regione, Nichi Vendola, in una lettera al Presidente Napolitano, accusa il Governo: “Ai FAS il Governo ha fatto ricorso in modo massiccio, spesso anche a copertura di oneri di natura corrente. Questo altera il quadro complessivo di riferimento e pone a rischio il rispetto di addizionalità delle risorse comunitarie finalizzate alle politiche di sviluppo regionale”.
Dello stesso segno le recentissime dichiarazioni di Vasco Errani, presidente della conferenza delle Regioni, il quale, a seguito della rottura (a decisione unanime) del tavolo tecnico Governo-Regioni avvenuta giovedì 2 luglio u.s. ha detto “Il Governo moltiplica le iniziative unilaterali all’insegna del centralismo: mantenga i suoi impegni..si tratta di soldi da destinare al Sud, si tratta cioè di rispettare le esigenze dei cittadini e delle imprese del Sud.”
A questo si aggiunga la “spada di Damocle” di un Federalismo Fiscale che rischia di mandare letteralmente in bancarotta le Regioni del Sud. La Legge sul Federalismo infatti, pur se già approvata dal Parlamento (cosa che ha contribuito non poco al successo della Lega) manca per ora sia dei regolamenti attuativi, sia delle “cifre” relative al riparto dei Fondi Statali, (cifre che Tremonti si è finora rifiutato di fornire). A questo punto una domanda sorge spontanea: se le tradizionali forze politiche non sono più in grado di rappresentare gli interessi dei propri cittadini-elettori, non sarà il caso di pensare ad una forza politica a “rappresentanza territoriale” anche per il Sud? Una forza territoriale che, anche in vista del Federalismo Fiscale, (e quindi dei problemi nella distribuzione territoriale delle risorse che ne conseguiranno) riesca a riequilibrare lo strapotere leghista? Per la verità la questione è tutt’altro che teorica. Già l’on. Adriana Polibortone (ex An), raccogliendo il crescente malumore che serpeggia soprattutto tra gli ex aleantini (i quali mal digeriscono lo strapotere della Lega nel Governo) ha fondato il movimento-partito “IO Sud”, pronunciando, nel discorso di presentazione avvenuto a Lecce l’8 marzo u.s., parole durissime nei confronti del Governo “C’è da esser soddisfatti di qualcosa? Io non lo sono affatto, e come me tanti altri; per niente soddisfatti da un nostro - sì, dico nostro - Governo - per avere il quale hanno combattuto. E allora abbiamo o no, al di là anche di qualsiasi ripartizione in percentuale, il diritto di chiedere qualcosa in più, noi che abbiamo contribuito alla vittoria del centro destra col 47,07% al Senato e il 47,03% alla Camera? Come Meridione ce lo meritavamo, o no, il massimo dell’attenzione?”
Evidentemente sì, pensiamo noi. Già: l’attenzione…soprattutto quella dei media. Un’attenzione che, come dimostrano le recenti vicende politiche, è ora troppo focalizzata sul gossip: ma, come ormai evidente, se il dibattito politico scade nel gossip, a rimetterci, oltre al buon gusto, è soprattutto il Sud..

Dott. Antonio Aghilar
(economista)

lunedì 13 luglio 2009

OGGI SCIOPERO.....14 LUGLIO


Anche noi del circolo "E. Berlinguer" di Sinistra e Libertà aderiamo allo sciopero dei blog indetto dal sito www.dirittoallarete.ning.com , contro il ddl Alfano che vuole imbavagliare l'informazione in Rete.............................