
Augurare dal latino augurari (verbo Àugure) predire, desiderare, presentire. Gli auguri sono delle proiezioni di desideri, di speranze che investono e intersecano il futuro di una persona e di una comunità. Pertanto, proprio perché rappresentano il desiderio di un cambiamento, di una svolta nella vita, di continuare a sperare in qualcosa di altro e diverso, questi auguri sono scomodi.
Auguri scomodi a chi continua ad avvelenare le nostre terre, incurante dello stato di salute pubblica, della qualità della vita dei nostri piccoli, grandi e anziani; con il desiderio che ciascuno possa sentirsi il custode della propria terra e condividere questa responsabilità con gli altri.
Auguri scomodi a chi ara il terreno per non consentire il passaggio a chi vive nei casolari, ben cosciente che ci sono bambini che vanno a scuola; con la speranza che possa comprendere l’importanza del diritto all’istruzione e della salvaguardia della dignità di ogni persona che abita questo mondo.
Auguri scomodi a chi quotidianamente si lamenta del proprio paese, di come vanno le cose, stando alla finestra senza mai immergersi nella pratica, difficile e irta di ostacoli, del cambiamento; auspicando il superamento dell’ignavia, e l’emergere dell’impegno.
Auguri scomodi a chi dice di volere il cambiamento, ma in realtà si comporta come il peggiore difensore dello status quo; che possa aspirare al valore alto dell’onestà e della lealtà.
Auguri scomodi a chi rovina la vita di molti ragazzi, ritenendoli strumento per lo spaccio di droga, portantini della morte per tutti; che possa apprendere il valore sacrale della vita di ciascuna persona. A noi spetta il compito di accogliere e re-inserire nella società chi ha sbagliato.
Auguri scomodi a chi ostacola l’inserimento e l’integrazione di bambini figli di migranti nelle nostre scuole; per comprendere l’importanza della convivialità delle differenze in un mondo dove tutti giungiamo come stranieri e pellegrini.
Auguri scomodi a chi non solidarizza con i ragazzi universitari che hanno occupato i monumenti storici del nostro paese, che salgono sui tetti per rivendicare diritti e ascoltare le Parole del cielo; che possa ascoltare le nostre richieste e costruire insieme una vera riforma universitaria.
Auguri scomodi a chi svalorizza quotidianamente l’arte nobile della politica, con favoritismi, clientelismi e affarismi, consentendo solo ai propri conoscenti e/o sostenitori di vincere appalti; che possa scoprire la potenzialità liberatrice della politica, di quella sana, bella che ama il bene comune a partire dagli ultimi.
Auguri scomodi a chi sfrutta il lavoro di tante persone, costrette a vendere la propria vita per poter portare un po’ di pane a casa, seppur a nero e sottopagati; che possa conoscere l’importanza del riconoscimento del diritto al lavoro.
Auguri scomodi a chi non s’impegna per trovare strategie abitative alternative per molte famiglie, perché il diritto alla casa è parte integrante del concetto di dignità di ogni persona; per costruire politiche sociali che includono tutti, senza discriminazioni.
Auguri comodi a chi spera in un futuro migliore, nella costruzione di una comunità conviviale, chi sente una ‘salutare inquietudine’ per la propria terra, per il suo stato, i problemi, gli ostacoli e le aspettative. Auguri a chi non si rassegna e veglia per l’Aurora.