lunedì 13 febbraio 2012

SENTENZA ETERNIT...

Alla lettura della sentenza del processo Eternit non poteva mancare Romana Blasotti Pavesi, presidente del Comitato familiari delle vittime. Mano nella mano con i suoi compaesani, la "pasionaria" ha reagito con compostezza alla condanna dei due manager dell'azienda. 0 commenti Link a questo post

venerdì 27 gennaio 2012

27 GENNAIO... PER NON DIMENTICARE!

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

domenica 22 gennaio 2012

ELEZIONI AL CUBO!!!!!!!!!!!!




Alla C.A. del
Sindaco del Comune di Orta Nova
Presidente del Consiglio Comunale
Capo Responsabile Ufficio Elettorale


OGGETTO: interrogazione elezioni amministrative 2011

Il risultato delle elezioni evidenzia un aspetto singolare: la sommatoria dei voti dei candidati consiglieri di una lista supera i voti della lista stessa.
La domanda è la seguente: è possibile votare una lista e poi assegnare la preferenza ad un candidato consigliere di un’altra lista?
Nel documento redatto dal Ministero dell’Interno, Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione, sono contemplate due simulazioni di voto:
- l’elettore contrassegna due liste e in una delle due (quella giusta) scrive il nome del candidato consigliere a cui intende dare il voto, lo stesso voto viene assegnato al candidato consigliere ed alla lista nella quale è candidato;
- l’elettore scrive il nome del candidato consigliere al quale intende dare il voto nello spazio contenuto da una lista che non è quella giusta, al contempo l’elettore contrassegna la lista esatta, ossia la lista nella quale il candidato consigliere ha scelto di candidarsi. A tal proposito il voto va al candidato consigliere e alla lista alla quale egli appartiene.
La possibilità di votare una lista e poi assegnare la preferenza ad un candidato consigliere di un’altra lista non è contemplata nelle Istruzioni del Ministero dell’Interno.
Naturalmente non è di nostra competenza dare giudizi assertori o esprimere verdetti su questioni tecniche e di notevole peso politico, ma riteniamo opportuno chiedere spiegazioni in merito.

Cordiali saluti
Arturo Gianluca Di Giovine
(Coordinatore Laboratorio Politico L’Orta Nova che vorrei)

giovedì 5 gennaio 2012

BUON COMPLEANNO, PEPPINO!


Maratona radio dalle 9,30 alle 24. Dalle 16 anche in video streaming su www.radio100passi.net

Palermo, il 5 gennaio a partire dalle ore 9,30 fino a tarda notte, Radio 100 passi festeggerà il compleanno di Peppino Impastato, il giovane trentenne ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, per averla nominata, svelata e sbeffeggiata ogni giorno attraverso i microfoni di radio Aut. Radio 100 passi, da due anni è la radio web che ha riaperto i microfoni e non a caso nel giorno della nascita di Peppino. Quest'anno, dopo numerosi sabotaggi e furti, costretta a lasciare la sede nel quartiere della Cala di Palermo, radio 100 passi non chiude, ma rilancia ed il 5 gennaio dalle 16, accende anche la web tv (per la partenza in streaming su www.radio100passi.net ma prossimamente su www.100passi.tv), per dare un volto ai protagonisti dei tanti dibattiti che il 5 gennaio si alterneranno, fino al brindisi delle ore 19. Quando, a Palermo, si inaugurerà la sede della radio e di Casa 100 passi, che da giovedì sarà un luogo aperto alla città.

Autogestita e autofinanziata, rifondata da Danilo Sulis, uno dei compagni di Peppino, con il sostegno di Giovanni e Francesco Impastato, Radio 100 passi ha l'ambizione di tornare ad essere un punto di riferimento culturale in città, ma non solo. Radio 100 passi è ascoltabile da facebook, dove la sua pagina conta quasi 68000 iscritti.

La maratona radio avrà inizio alle 9,30 con il ricordo di Peppino ed i saluti del fratello Giovanni Impastato, per poi affrontare nella sua complessità il tema: “l'informazione oggi, in termini di pluralismo, autonomia e di opportunità o meno offerte dai nuovi media”. L'attenzione sarà rivolta anche al mestiere di giornalista, alle sue tutele e al lavoro. Dopo l'intervento di Roberto Natale, presidente FNSI e di Paolo Butturini, segretario dell'associazione Stampa Romana è atteso il collegamento con la sede di Liberazione a Roma. Seguiranno gli interventi di il Manifesto (Matteo Bartocci), Repubblica.it (Massimo Razzi), Corriere.it (Luca Zanini), della Federazione Nazionale Stampa, lavoro autonomo (Maurizio Bekar) e di Alessandra Mancuso, coordinatrice nazionale delle giornaliste della neonata rete, GIULIA, impegnata per cambiare la cultura dell'informazione, che chiede di intervenire anche sulla riforma del servizio pubblico radiotelevisivo.

Dalle 12 alle 13 il programma prosegue con “Cambiare si può, un'altra Italia è possibile”, collegamenti con Massimo Zedda, sindaco di Cagliari e con Giuliano Pisapia, sindaco di Milano. Si parlerà anche di energie rinnovabili con Giorgio Schultze e di ambiente sostenibile con Roberto Celico di Liberambiente.

Nel pomeriggio, dopo una pausa musicale, Radio 100 passi si collegherà con gli attivisti delle associazioni Rete 100 passi di Hannover, Milano, Roma e Bari.

Dalle 15 alle 16

intervista con IMD il poliziotto della squadra catturandi di Palermo, che in incognita gira l'Italia per raccontare la sua esperienza e che è già al suo secondo libro.

Collegamento con Nicola Zingaretti presidente della Provincia di Roma.

Non vogliamo dimenticare che oltre al compleanno di Peppino e di Radio 100 passi il 5 gennaio è anche la ricorrenza dell’assassinio di Beppe Fava per questo prima di partire con la web tv ci collegheremo telefonicamente con Claudio Fava.

Dalle 16 si succederanno i dibattiti in sede, trasmessi in video sul canale web tv, a partire da quello su: “Solidarietà e integrazione delle culture” a cui parteciperà Monsignor Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e le associazioni Umip, Ubuntu, Amnesty international, ed il rappresentate della cgil immigrati.

Alle 17 aggiornamenti sulla riapertura del caso giudiziario “Peppino Impastato, passato, presente, futuro e depistaggi (Giovanni Impastato,Umberto Santino, Casa Memoria, Rete 100 passi e Circolo Musica e Cultura Cinisi).

Alle 18, poi, “passi verso la cultura della legalità” con: Antonio Balsamo, magistrato, presidente Corte di Assise di Caltanisetta; Claudio La Cravera, museo della 'ndrangheta, Addio Pizzo, Libera, Cittadinanza per la magistratura, Liberi Professionisti e l'associazione Libero Futuro.

Alle ore 19, Presentazione di CASA 100 PASSI, durante il brindisi di inaugurazione il microfono resterà aperto per gli ospiti. Tra questi, sono stati invitati a partecipare anche i candidati sindaci a Palermo. E’ previsto anche un collegamento con Brescia dove dal giardini intitolato a Peppino Impastato saranno lette le sue poesie.

Dalle 21 performance artistiche con: le attrici Maria Teresa De Sanctis, gruppo Pentasilea, il cabaret di Stefano Piazza il duo Paolo la bruna- virginia Alba, le musica dei TangoDisiu, di Ramya & Nuk e dei cantautori Gianni Cosentino e Francesca Incudine.

La maratona sarà condotta da Danilo Sulis, presidente nazionale Rete 100 passi e Monica Soldano, direttore della testata giornalistica di radio 100 passi con la collaborazione di Tiziana Gulotta, Mario Tralongo, Liborio Martorana, Antonia Sferlazza, Patrizia Pitruzzella, Roberto Miciletto, lo staff di Mediterranea con la regia di Simone Alvich.

A Palermo, Radio 100 passi è in via dei Nebrodi, 55, - ingresso secondario anche da via di Villa Barbera 14 (di fronte Carabinieri).

www.radio100passi.net

domenica 25 dicembre 2011

AUGURI SCOMODI


Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali
e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,
vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Tonino Bello

sabato 24 dicembre 2011

Lettera di Lorenzo Ciuffreda al sindaco Calvio



Caro Partito Democratico, caro Sindaco, o meglio cara Iaia. Posso permettermi di usare questo tono confidenziale perchè ero convinto, almeno fino a pochi giorni fa, di essere una parte pienamente integrata e considerata di un grande progetto, di essere attorniato da compagni di ventura leali. Condividevo con voi le responsabilità e gli oneri di compiti amministrativi importanti, risiedevo sotto la bandiera che a tutti ci accomuna, credevamo negli stessi principi, avevamo la stessa voglia di migliorare il nostro paese. All'improvviso, mi ritrovo catapultato nell'incubo, cado vittima della cospirazione, di certo non sono Giulio Cesare, ma ora mi rendo conto che i miei leali compagni di ventura, erano tanti “Bruto” e tanti “Cassio”, che dopo la lunga e fitta trama, non hanno esitato un attimo... a sguainare il coltello del tradimento. Caro Partito Democratico, cara Iaia, il vostro comportamento nei miei confronti è stato disgustoso, impregnato di veleno, non avete avuto nessuno scrupolo a tagliarmi fuori dalla compagine. Fin quando sono servito sono stato coperto d'allori, poi si è spento l'idillio, “UNO DI VOI” doveva entrare per forza a Palazzo di Città ed è qui che mi accorgo della paste di cui siete fatti, Sindaco e Partito. Non ho ricevuto nessuna chiamata che mi mettesse al corrente dei fatti a voi già noti dal 29 giugno 2011, nessuna riunione organizzata dal partito, nessun evento chiarificatore; nei vostri visi è incavata la codardia, nei vostri bei visi infingardi, accomunati tutti dalla trama, dal tradimento, ma ciò che mi atterrisce più di tutto è il vostro spietato cinismo, i vostri freddi calcoli, la vostra infima slealtà.

Firmato da una persona del quale il popolo è stato fiducioso con ben 78 consensi, tradito in maniera subdola dai compagni di Partito.

Lorenzo Ciuffreda

venerdì 23 dicembre 2011

Storia di Ordinaria Follia II, Uscire dalla logica del campo per una nuova integrazione delle popolazioni Rom e Sinti


L’idea di utilizzare il ‘campo’, come spazio nel quale rinchiudere uomini e donne nasce, dal punto di vista teorico, nel 1828, nell’opera di Filippo Buonarroti che nella ‘Congiura degli eguali o di Babeuf’ propone la progettazione di accampamenti umani per garantire l’ordine pubblico. Mentre dal punto di vista pratico, riscontriamo il primo esperimento di segregazione umana nel 1895, nell’isola di Cuba, dove le forze dell’ordine della corona spagnola rinchiudono in campi di concentramento persone ritenute ostili e pericolose per la stabilità del regno. La nozione di campo di concentramento è correlata ai campi di sterminio nazisti, nati da un’iniziativa di Gӧring, che nel 1933 istituisce a Dachau, il primo campo per oppositori politici. La segregazione di persone in un campo si fonda su uno stato di eccezione nel procedimento giuridico, ossia trattasi di una detenzione preventiva che crea lo spazio legale per le azioni di repressione. Una persona è rinchiusa in un campo non per quello che fa, ma per quello che è, la segregazione ha una valenza ontologica e non comportamentista. Infatti come scrive H. Arendt l’elemento fondamentale che conduce un uomo a spogliarsi della sua individualità e produce un processo di nullificazione dell’umano, è proprio la correlazione esistente fra la detenzione nei campi e la mancanza di reato, che sancisce la completa gratuità del fenomeno concentrazionario. Tuttavia il campo non è solamente l’esperimento della nullificazione dell’umano, ma è anche lo spazio che sancisce un ordine, una configurazione ideale della società, una rifondazione del sociale da ottenere dentro e fuori dal campo. La strutturazione del fenomeno campo rimanda al tipo di società che si vuole costruire al suo esterno, è icona della società perfetta, nella quale una parte di popolazione è da annientare, sfruttandone la sua forza-lavoro. Il campo ha, dunque, una funzione di prevenzione/annullamento del dissenso per la realizzazione dell’uomo nuovo. In questo quadro coercitivo, segregazionista, normalizzante si situa il fenomeno dell’esclusione/inclusione delle popolazioni Rom e Sinti. La storia del popolo Rom è intrisa di rifiuti, di esclusioni, di ghettizzazioni, che hanno contraddistinto le politiche e i modelli di inclusione/sfruttamento dei Rom. Piasere, professore ordinario di Antropologia culturale dell’università di Verona, distingue tre modelli:
a) modello balcanico, che evidenzia l’inserimento dei Rom nelle strutture socio-economiche attraverso il regime fiscale e lo sfruttamento della forza-lavoro;
b) modello occidentale, che non prevede l’inserimento dei Rom nelle strutture socio-economiche, salvo un loro annullamento culturale e identitario;
c) modello spagnolo, è una variante del modello occidentale, che prevede una rigida ‘sedentarizzazione’ e de-culturazione per una assimilazione culturale totale nel paese ‘ospitante’. Trattasi di tre modelli che non vanno isolati l’uno dall’altro, ma possono essere letti e analizzati con un approccio integrato. Si pensi, per quanto concerne la situazione odierna, ai comuni italiani che hanno a che fare con i Rom, percepiti nell’immaginario collettivo come stupratori, ladri, barbari; da una parta abbiamo chi utilizza l’orpello ‘zingari’ come strumentalizzazione politico-elettorale, parlando al ventre della popolazione, rimarcando le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui vivono e ricercando negli ‘zingari’ il ‘capro espiatorio’ in una situazione contrassegnata da una forte crisi economico-sociale. Mi riferisco ai volgari manifesti del Pdl di Orta Nova. Altri parlano di integrazione, di inclusione, ma non forzando troppo la mano, perché l’elettorato e non i cittadini, possono risentirsi, in quanto non comprendono e non accettano simili proposte. Quindi da una parte si dice di voler promuovere un percorso di integrazione, dall’altra si continua a perdere tempo, annunciando svolte programmatiche, che non si vedono, tra l’altro illudendo chi vive in pessime condizioni. È il caso dell’attuale amministrazione comunale, che puntando sul proprio esperto di mediazione interculturale, il vicesindaco Franco Sauro ha promesso container, roulotte alle persone che vivono attualmente nel ‘campo’ in contrada la Palata. Un campo è sempre un “non luogo”, un luogo, uno spazio privo di umanità. A questo punto credo sia opportuno lanciare una campagna di informazione, di denuncia sociale che miri a ‘s-velare’, togliere il velo su una situazione carica di ipocrisia, di sfruttamento e mancato riconoscimento. Processi di esclusione che sono alimentati e alimentano i processi di auto-esclusione (Rom – Gagè), un circolo vizioso che genera anche micro-criminalità (per sopravvivere) e altri elementi negativi da debellare. Una campagna di promozione di politiche d’integrazione, che l’associazione di promozione sociale Noialtri aveva cominciato a promuovere con audacia all’opinione pubblica, e oggi continua nel silenzio del dopo-scuola e di altre attività promozionali. Bisogna uscire dal recinto e con coraggio co-costruire assieme alle popolazioni interessate nuove pratiche di integrazione, abbandonando la naturale distinzione tra integrante e integrato, per una nuova fase di ricerca ed esplorazione di pratiche politiche integrative. C’è bisogno di tutti, delle istituzioni, che sono importanti ma non fondamentali, perché il fine di una pratica integrativa non è mero assistenzialismo, ma è il raggiungimento dell’autonomia politica, sociale e l’auto-programmazione della propria esistenza; in poche parole la ‘qualificazione dell’umano’.

Arturo Gianluca Di Giovine