
Sembra strano che due aspetti della politica ortese, così antinomici, così contrapposti tra di loro, sono in realtà espressioni di un'unica volontà di potenza e dominio del paese. Mi spiego meglio.
Per moscarellismo s’intende una concezione chiusa, oligarchica, gerarchica del fare politica, che costruisce il consenso o meglio la dipendenza nella società, attraverso il “controllo culturale” di associazioni e altri organismi societari. Trattasi di una versione privatistica e assolutista della politica, che si mantiene per la subalternità di molte persone, soprattutto per la subordinazione di giovani al suo operato. Ma soprattutto siamo di fronte ad una “politica monarchica”che collega, assimila la cronaca locale al propagandismo. Un idea dell’amministrare e dell’agire politico riservato a pochi, in cui l’idea del dialogo sociale, della democrazia partecipativa, della concertazione rappresentano miraggi e luoghi paradisiaci da conquistare. Ma soprattutto c’è una questione, che mi tocca anche emotivamente, da analizzare e studiare a fondo: la “questione giovanile”. Penso ai giovani consiglieri di maggioranza privi di una loro precisa idea politica, ma vestiti di una identità politica, non di certo loro, sembrano ( ci tengo a precisare non tutti, ma una buona parte di loro) tanti “serbatoi vuoti” da riempire. Fuori dalla politica istituzionale, abbiamo un mondo giovanile lontano dalle problematiche reali del paese, giovani che identificano la politica con la corruzione, questo anche grazie allo spettacolo indecoroso offerto da alcuni politici, e che ricercano la fuga da sé, dalla società, dal contesto civile. Pensiamo al “sabato sera”, pensiamo all’uso e abuso della droga tra i miei coetanei, pensiamo all’uso e abuso di alcool, questi sono e rappresentano le vie torbide, asfissianti del “non senso”della vita, le vie contorte e sature di “nichilismo giovanile”. Una politica, una classe politica che non si assume sulle proprie spalle il miglioramento delle condizioni di vita dei giovani, non è degna di questo nome. Eppure ad Orta Nova ci sono giovani che vogliono realmente cambiare le cose, vogliono costruire una città patria del dialogo, della convivenza civile, della ricerca collettiva del “bene comune”. Bisogna dare risposte concrete a questi giovani e non bisogna arrendersi sino a quando tutto ciò non diventi realtà, non diventi storia da raccontare alle future generazioni di questo paese.
Torniamo al moscarellismo, esso in quanto fenomeno politico, è un qualcosa di chiuso e per nulla permeabile alle istanze innovative delle nuove generazioni, distante dalla capacità di inquadrare e prospettare nuove politiche finalizzate alla crescita sociale, economica e culturale del paese. Guardate non lo dico per spirito avverso, per pura logica di contrapposizione politica, no, non m’interessa togliere voti, o battere qualcuno, m’interessa, invece, costruire l’idea, la volontà, la prassi del cambiamento per questa nostra città.
Il “cambiamento”, con tutta onestà e sincerità, non passa per l’antimoscarellismo presente nella nostra società. Trattasi di un’idea di protestare, di criticare, di invettive basate sull’odio sociale, basate sul giustizialismo di piazza, basate su una concezione della politica “contra personam”, basate sulla coltivazione di sentimenti di rivalsa e di vendetta. Ovvero questo pseudo-movimento, purtroppo avallato da alcuni partiti, non vuole sostituire alla logica clientelare, propagandistica, faziosa e ristretta, l’idea alternativa di una città modello di dialogo, giustizia, equità, una città cooperativa e partecipata, baciata dalla democrazia, abbracciata dal coinvolgimento di tutti i cittadini, custodita e rispettata dai suoi giovani, accogliente, solidale, innovativa, sorgente di una nuove forme della pratica e dell’agire politico. Mentre oggi siamo di fronte ad un idea malsana di costruire l’alternativa, siamo di fronte ad una pratica sociale accecata dall’odio, un odio che non permette di elaborare e costruire un “sano cambiamento”. Lo diceva bene Jankelevitch :” comprendere è smascherare, la conoscenza smorza l’impeto dei sentimenti, degli odi e degli entusiasmi rivelandocene l’inconsistenza di fondo”. L’odio sembra accecarci, sembra spingerci verso rivendicazioni volontaristiche e soggettivistiche, non abbiamo ancora la capacità di coordinarci, di analizzare, studiare la realtà sociale del paese e promuovere nuove strade, nuovi percorsi.
Oggi più che mai emerge l’esigenza, la necessità concreta di un cambiamento, di un’alternativa, ma essa deve essere costruita non su rivalse, spiriti di contesa, spoliticizzazioni qualunquiste, lotte fratricide. Sembra che chi non ha ricevuto favori dall’attuale sindaco, si stia coalizzando per dar vita ad un altro favoritismo, che naturalmente sia prospero per i propri adepti. Insomma per dirla in parole povere, si vuole solamente sostituire questa classe dirigente con un’altra, è una lotta per il potere, dove la concezione del potere è uguale in entrambi gli schieramenti: potere fine a sé stesso, per sistemare i propri, per gestire soldi e appalti. Tancredi uno dei personaggi del Gattopardo esprimeva con una frase lapidaria e diretta, il senso di tutto ciò: “Che tutto cambi affinché nulla cambi”, ossia possono cambiare i volti, i corpi, ma non cambia il cuore e l’anima della politica, quale strumento di emancipazione dalla povertà materiale, dalla povertà culturale, dalla dipendenza verso uomini di potere.
Bisogna amare la Politica, quale strumento per la ricerca del “bene comune”, quale strumento per e della collettività, quale strumento per la realizzazione di una città in cui prevalga lo spirito comunitario, lo spirito che ci unisce e solidifica come comunità.
Non possiamo degenerare in questo “abisso sociale”, nel tunnel della volontà di potenza, nelle tetre stanze del dominio, nell’assurda divisione politica amico/nemico.
Noi ci rifiutiamo, noi non pensiamo di fare politica contro qualcuno, ma vorremmo “fare politica” per qualcosa; per questo crediamo sia opportuno ripensare i modi di fare politica e i modi d’intervento della politica nella società.
Bisogna riproporre con coraggio l’idea di costruire aggregazioni, senso di comunità intorno ad un progetto, intorno ad un’idea condivisa di sviluppo, giustizia e solidarietà.